Com’è bello…
- May 1st, 2012
- Pubblicato in Paesaggi, Persone
- Tag Agricoltura, Amici, Colori, Paesaggio, Ritratto, Sorriso, Verdeto
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Il fuoco brucia e le fiamme danzano.
Gli uccelli volano e i loro becchi cantano.
Il vento soffia e le onde scalmanate corrono e saltano.
Tutto gioisce nella vita e tutto ti benedice.
E tanto gli è sufficiente, e tanto gli è necessario.
Ma l’uomo corre e lavora, cerca il pane e l’affetto e non trova la pace.
Il suo mare si sta ingrossando e la sua terra, sempre più arida, si sta seccando.
Le ore scorrono e i minuti allagano le mie giornate, le rendono piene di cose da fare.
Si svuotano solo delle cose già fatte, e quelle non fatte finiscono negli oscuri scatoloni della memoria.
A fine giornata ti concedo solo un pensiero nostalgico, ma non so come continuare.
Tzama l’chol nafshi, cama l’cha v’sari b’eretz tziyah v’ayef b’li mayim
Cain bakodesh ch’ziticha lirot oozcha uch’vodecha
Com’è salire una montagna?
Qualcuno non lo ha mai provato, e qualcun’altro forse non se lo è neanche mai chiesto.
Il modo migliore con cui riesco a pensare alla vita è come salire su quella gigantesca montagna che mi trovo davanti, e che mi separa dal vedere il mare, o qualsiasi cosa ci sia nascosta dietro.
Parafrasando il celebre proverbio, tra il dire e il MARE c’è di mezzo una MONTAGNA, e se voglio vederlo, il mare, qualcosa dovrò pur FARE!
Basta con le rime e bando alle ciance, è ora di camminare!
Arrivato a metà della montagna, dove il mio sguardo sfreccia verso una cima limpida, ecco che la scalata non è più un’idea stupida come sembrava a qualcuno (me compreso) all’inizio, anzi!
Passo dopo passo, ogni sasso calpestato diventa esperienza nel mio zaino.
Chi non fa esperienza di questa avventura non può capire o, perlomeno, questo è quello che ho vissuto.
A sentire parlare di “prudenza” mi prudono le mani, perché non vogliono dire di avere paura?
Quante paure, che ora mi sembrano stupide, ho lasciato alle mie spalle!
Strane compagne di viaggio, le paure: più senti il loro peso, più le vorresti abbandonare; più le vorresti abbandonare, più hai paura di abbandonarle.
Non che abbia senso avere paura, in generale: una volta abbandonata una paura, di solito, trovi anche il coraggio e la sapienza per abbandonarne altre.
Qualcuno l’ho visto piangere, mentre salivamo i sentieri delle montagne, per la fatica della marcia e per la paura di non arrivare.
Le lacrime, quelle poche che anche io ho bevuto, erano salate.
Mi sono mangiato il fegato abbastanza volte per sentire quanto sia amara la rinuncia.
Ma la dolcezza di questo panorama, di questo momento… beh, non ve la potrei far immaginare nemmeno con una Saint-Honorè!
Quanti non hanno voluto gustare la loro fetta di vittoria, preferendo l’insipidezza ottusa e banale della quotidianità.
Il panorama che vedo ha già il sapore di eternità.
